Italia – Germania 4-3, la partita del secolo

In Storie di Sport
Italia - Germania 4-3

Per ogni tifoso di calcio italiano, Italia – Germania 4-3 è LA PARTITA. Non importa che siano passati quasi cinquant’anni, non importa avervi assistito, non importa neanche essere nati dopo, l’alone di leggenda creato da quest’evento travalica il tempo e le generazioni di tifosi e ne fanno, per tutti, la partita del secolo.

Ambientazione

E’ il 16 Giugno 1970, la nazionale di Ferruccio Valcareggi ha raggiunto la semifinale dei campionati del mondo non senza polemiche, come peraltro accade sempre per gli azzurri. D’altra parte il cammino fino a quel momento non era stato poi così esaltante, con una vittoria per 1-0 e due 0-0 nelle successive gare del girone, anche se poi ai quarti l’Italia si libera con un secco 4-1 del Messico. Inoltre a far discutere, c’era la famosa staffetta tra Mazzola e Rivera, pallone d’oro 1969: l’interista iniziava la gara, poi al 46′, regolarmente entrava il trequartista rossonero.

Racconta Gianni Mura, che l’impiego di Mazzola era caldeggiato dai difensori, mentre gli attaccanti, come lo stesso Riva, preferivano l’impiego di Gianni Rivera.

C’è anche la versione di Mazzola su quella famosa staffetta: “Era il 14 giugno: dovevamo giocare a mezzogiorno i quarti ad eliminazione diretta contro il Messico padrone di casa, a Toluca, 2.668 metri di altitudine. Nella notte che precede la gara, leggo Papillon sul letto, ma stranamente ho sonno. Mi addormento alle 11, all’una mi sveglio. Un attacco di dissenteria. Montezuma aveva colpito. Una notte d’inferno, con Puja, il mio compagno di stanza, che dopo un’ora mi dice: qui non si dorme, almeno giochiamo a carte. Valcareggi il giorno dopo mi chiama e mi dice: ce la fai a giocare almeno il primo tempo? Poi ti cambio. Accetto. Alla semifinale con la Germania tocca ancora a me; entro in campo convinto di giocare tutta la partita. Non andrà così. Per fortuna”

Di ben altro tenore è il cammino della Germania Ovest, vincitrice di tutte e tre le partite del girone di qualificazione e reduce dall’eliminazione dei campioni del mondo in carica dell’Inghilterra, anche se solo dopo i tempi supplementari.

La Partita

In Messico sono le 18, mentre in Italia l’appuntamento è fissato per la mezzanotte, dopo una lunghissima giornata di attesa.

Sarà una notte altrettanto lunga.

La partita si anima fin dai primi minuti, infatti all’ottavo gli azzurri sono già in vantaggio con il gol di Roberto Boninsegna, dopo una combinazione con Gigi Riva

Da quel momento in poi, gli azzurri si arroccano in una una gara prettamente difensiva, nella quale il protagonista è il portiere Albertosi, impegnato più volte dall’attacco tedesco e che però si deve arrendere al gol di Karl Heinz Schnellinger, che segna il suo unico gol con la maglia della nazionale, due minuti e mezzo oltre il novantesimo. All’epoca non era ancora previsto il recupero, ma l’arbitro andò avanti, fino appunto al gol tedesco. Secondo quanto sostiene Boninsegna, Schnellinger dopo aver pareggiato torna verso il centrocampo e incrocia Rivera, suo compagno al Milan, che gli dice: “Quando torni a Milano ti facciamo saltare in aria la macchina…”

Con il triplice fischio dell’arbitro Yamasaki, finisce la storia ed inizia la leggenda.

Dopo quattro minuti all’inizio dei tempi supplementari, va a segno Gerd Muller (che diventerà capocannoniere del mondiale con ben 10 gol) grazie ad un errore piuttosto grossolano della difesa azzurra.

Altro errore difensivo, ma questa volta a parti invertite e a segnare e a portare ancora la gara in parità è Tarcisio Burgnich: 2 – 2

Prima della fine del primo tempo supplementare, l’Italia riparte con Rivera che lancia Domenghini sulla fascia sinistra, la palla arriva poi a Gigi Riva che dopo un dribbling secco infila in rete la palla del 3 – 2

Finita? Neanche per sogno, con Beckenbauer stoicamente in campo con il braccio al collo, la Germania Ovest trova il pareggio ancora con Gerd Muller con un colpo di testa ravvicinato che passa tra Rivera (che incomprensibilmente non riesce ad intervenire) e il palo. L’Abatino si becca anche una discreta sequenza di insulti da Albertosi, al quale sconsolato dice: “ora posso solo segnare…”

Bastano 60 secondi ed undici passaggi consecutivi per consentire proprio a Rivera di riscattare l’errore precedente segnando il definitivo 4-3, che manda gli azzurri in finale contro il Brasile.

In Italia esplode la festa, la gente si riversa in strada ancora incredula per aver assistito a quella che verrà consacrata come la partita del secolo. Anche gli azzurri festeggiano e Gigi Riva racconta come andò: “Abbiamo mangiato bistecche alla brace. E sempre pagando le bibite (la federazione passava solo l’acqua). Poi tutti in camera mia, che era sempre la più affollata, a fare scherzi. Dall’Italia nessun segnale. Era l’alba. Non c’erano né fax né stampa. Anche se i giornalisti che vennero a trovarci dissero che in Italia c’era un clima euforico

Certo, se a livello emozionale fu qualcosa di mai visto, sotto il punto di vista calcistico non fu esattamente il massimo, con diversi errori anche grossolani da ambo le parti. Infatti, uno dei più grandi giornalisti sportivi, Gianni Brera, commentò così quella partita:

“I tedeschi sono battuti. Beckenbauer con braccio al collo fa tenerezza ai sentimenti. Ben sette gol sono stati segnati. Tre soli su azione degna di questo nome: Schnellinger, Riva, Rivera. Tutti gli altri, rimediati. Due autogol italiani (pensa te!). Un autogol tedesco (Burgnich). Una saetta di Bonimba ispirata da un rimpallo fortunato […]
Come dico, la gente si è tanto commossa e divertita. Noi abbiamo rischiato l’infarto, non per scherzo, non per posa. Il calcio giocato è stato quasi tutto confuso e scadente, se dobbiamo giudicarlo sotto l’aspetto tecnico-tattico. Sotto l’aspetto agonistico, quindi anche sentimentale, una vera squisitezza, tanto è vero che i messicani non la finiscono di laudare (in quanto di calcio poco ne san masticare, pori nan).
I tedeschi meritano l’onore delle armi. Hanno sbagliato meno di noi ma il loro prolungato errore tattico è stato fondamentale. Noi ne abbiamo commesse più di Ravetta, famoso scavezzacollo lombardo. Ci è andata bene. Siamo stati anche bravi a tentare sempre, dopo il grazioso regalo fatto a Burgnich (2-2). L’idea di impiegare i dioscuri Mazzola e Rivera è stata un po’ meno allegra che nell’amichevole con il Messico. Effettivamente Rivera va tolto dalla difesa. Io non ce l’ho affatto con il biondo e gentile Rivera, maledetti: io non posso vedere il calcio a rovescio: sono pagato per fare questo mestiere. Vi siete accorti o no del disastro che Rivera ha propiziato nel secondo tempo?”

In finale poi, non ci fu storia, il Brasile di Pelé schiantò gli azzurri con un netto 4 – 1 e la staffetta Mazzola – Rivera non ci fu, con soli 6 minuti concessi al campione rossonero, entrato al posto di Boninsegna.

In Italia intanto monta la contestazione, siamo campioni d’Europa e vice campioni del mondo, ma ad attendere gli azzurri a Fiumicino ci sono migliaia di persone imbufalite, animate dallo scontro tra mazzoliani e riveriani e da un delirio che troppo spesso alimenta il tifo calcistico.

Italia – Germania 4-3, tutti i gol

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