Gino Bartali, la vittoria più bella non è sull’albo d’oro

In Storie di Sport

Il 5 Maggio di 17 anni fa, se ne andava Gino Bartali. Aveva 86 anni, e molti appassionati di ciclismo lo avevano conosciuto come quell’uomo con il capellino, il vocione roco e l’immancabile accento fiorentino, sempre al seguito del giro d’Italia.

Non era entrato nel mito come Fausto Coppi, il cui ricordo rimane ammantato da un’aurea leggendaria, in virtù della prematura scomparsa a soli 40 anni.

Le imprese sportive di Gino Bartali

E allora molti tendevano a dimenticare, o meglio a non voler scoprire, visto che erano passati tanti anni, cosa aveva rappresentato Bartali per il ciclismo e per lo sport italiano.

L’epopea sportiva di Gino Bartali si sviluppa tra la metà degli anni ’30 e la metà degli anni ’50. E’ l’epoca di strade bianche e polverose, di biciclette pesanti e di fatica, che ti si attacca ai muscoli e alla mente.

Il palmares di Ginettaccio, perché così lo chiamavano a causa del suo carattere spigoloso, è impressionante: quattro Milano-San Remo, tre giri di Lombardia, tre Giri d’Italia, due Tour de France, più un corollario di tante vittorie minori.

Salvò anche l’Italia Gino Bartali, con una delle sue vittorie. E’ il 1948 e in Italia c’è stato un attentato a Palmiro Togliatti, il clima è pericoloso, la guerra è appena finita e il fuoco dell’odio cova ancora sotto la cenere, ci vuole un attimo affinché divampi di nuovo.

Bartali ha 34 anni anni, tanti, viene da un Giro d’Italia non brillantissimo dove arriva ottavo a causa di una caduta. Durante la Grande Boucle arriva ad accumulare oltre 20 minuti di ritardo da Louison Bobet, ma poi arriva la Cannes-Briançon e Bartali va.

Attacca sulle Alpi scalando il Colle d’Allos, il Colle di Vars e il Colle dell’Izoard, recupera i 20 minuti di distacco e il giorno dopo vince ancora la Briançon – Aix-les-Bains. Sono 263 km attraverso i colli del Lautaret, del Galibier e della Croix-de-Fer.

Difficile pensare cosa possano rappresentare 263 km percorsi con le bici di allora, sulle strade di allora, sulle montagne più dure di sempre. Sono l’Izoard e il Galibier a fare grande un ciclista, a catapultarlo per sempre nella storia.

E Gino Bartali li ha dominati entrambi.

I francesi sono furibondi, come canterà un giorno Paolo Conte, si sono fatti battere da quell’italiano col “naso triste come una salita”.

In Italia invece è il pandemonio, il ciclismo all’epoca era lo sport più popolare e Gino Bartali viene accolto come un eroe nazionale, contribuendo in modo determinante a svelenire il clima che si era creato dopo l’attentato a Togliatti. Viene ricevuto da De Gasperi che gli chiede che cosa desidera in regalo per quella grande impresa: “non pagare più le tasse” risponde Bartali.

Il Bartali segreto

Ma la vittoria forse più bella di Gino Bartali non è scritta su un albo d’oro.

E’ il 1943 e la carriera di Bartali è interrotta a causa della guerra, si ritrova quindi a lavorare come riparatore di ruote di biciclette. Bartali è un cattolico devoto e l’arcivescovo della città di Firenze Elia Angelo Dalla Costa, ha da chiedere al campione un favore particolare.

Ci sono degli ebrei che rischiano la deportazione, sono brave persone, innocenti che vanno salvati e l’arcivescovo, insieme al rabbino Nathan Cassuto ha in mente come fare.

Si tratta di partire da Assisi, dove c’è una stamperia di documenti falsi ed andare dall’arcivescovo, che avrebbe provveduto a distribuire i documenti contraffatti alle persone a rischio di deportazione.

Sono 185 Km al giorno tra andata e ritorno, Bartali nasconde i documenti nel tubo della bicicletta, se venisse scoperto per lui ci sarebbe la fucilazione.

A Firenze c’è un comandante della polizia fascista particolarmente crudele e spietato, si chiama Mario Carità. Nel ’43 lo arresta, ma fortunatamente non pensa ad ispezionare la bicicletta del campione, Bartali viene rilasciato.

Gino Bartali, tra il Settembre del 1943 ed il Giugno del 1944 salvò la vita ad oltre 800 ebrei e per questo motivo nel 2013 è stato dichiarato “Giusto tra le nazioni’ dallo Yad Vashem, il memoriale ufficiale israeliano delle vittime dell’olocausto. Nel 2005 invece, il Presidente Carlo Azeglio Ciampi gli ha conferito la medaglia d’oro al valore civile (postuma) consegnata alla moglie Adriana.

Di questa attività a favore dei perseguitati ebrei non si è mai saputo nulla per molti anni. Perché Bartali diceva che “il bene si fa ma non si dice” e allora rimase un segreto, fino a quando non lo confidò, finalmente, al figlio Andrea, molto tempo dopo.

Questo, era Gino Bartali.

You may also read!

nek max renga

Nek Max Renga, a Gennaio parte il Tour

E’ sempre molto interessante osservare nuove collaborazioni tra i cantanti, se ne sono viste alcune interessantissime anche nel recente

Read More...
bob dylan in italia

Ad Aprile 2018, torna Bob Dylan in Italia

Quante volte la parola leggenda accostata ad un artista viene utilizzata a sproposito? Non è certamente il caso di Robert

Read More...
panariello sotto l'albero

Panariello sotto l’Albero, approda a Livorno

Sono passati due anni dal successo dell’ultima edizione di “Panariello sotto l’Albero”, che riempì il Modigliano Forum di Livorno.

Read More...

Leave a reply:

Your email address will not be published.

Mobile Sliding Menu