Atlanta 1996, Jury Chechi è medaglia d’oro agli anelli

In Storie di Sport

“Per aspera ad astra” deve essere stato per forza di cose il motto adottato da Jury Chechi, quando nel 1992 dovette dire addio alle Olimpiadi di Barcellona, a causa della rottura del tendine di Achille.

L’atleta pratese era il favorito numero uno per la vittoria nella specialità degli anelli e quel motto deve per forza di cose essere diventato suo, perché da quel momento “Il Signore degli Anelli” cominciò a pensare soltanto a costruire la vittoria di Atlanta 1996, le successive olimpiadi.

Ci fu poco spazio per piangere, Chechi si presenta a Barcellona come commentatore televisivo, forse anche per esorcizzare quell’assenza forzata e per osservare gli avversari, per studiarli e per cominciare a batterli tutti, anche dalla poltrona di un salotto TV.

Jury Chechi, che deve il suo nome all’ammirazione del padre per Jury Gagarin, il primo uomo a volare nello spazio, ricomincia a sua volta a volare tra gli anelli.

Per cinque edizioni consecutive, dal 1993 al 1997, nessuno riuscirà a spodestare l’atleta toscano dal gradino più alto del podio dei campionati mondiali di specialità, ma l’appuntamento che Jury non può mancare è quello con i giochi olimpici, il traguardo assoluto, per qualunque atleta.

E’ il momento che aspetta da tutta una vita, questa volta non può sbagliare. E infatti non sbaglia, l’esercizio è perfetto, Chechi comincia ad esultare poco dopo aver toccato terra, sa di aver fornito una grandissima prova ed infatti la giuria gli assegna un punteggio di 9.887, altissimo, e non può che arrivare la meritatissima medaglia d’oro.

Ma “per aspera ad astra” vale ancora per Jury Chechi, perché alla vigilia delle olimpiadi di Sidney, nel 2000 a fare crac è il tendine brachiale. Addio giochi olimpici e come molti pensano, addio anche alla carriera, d’altra parte il signore degli anelli ha ormai 31 anni ed una carriera costellata di grandi successi alle spalle, forse è l’ora di smettere di volare.

In effetti Jury ci pensa davvero a smettere, anzi lo annuncia. Ma suo padre sta male, è affetto da una brutta infezione batterica e allora fa una promessa: se suo padre guarirà parteciperà alle olimpiadi di Atene, quando avrà quasi 35 anni.

Ad Atene è il portabandiera italiano, ma Jury Chechi non è andato per quello, è andato per gareggiare, per dare battaglia come sempre, per volare tra gli anelli. E Jury vola, come nei momenti migliori, spazzando via anni e infortuni e conquistando un’incredibile medaglia di bronzo, ben otto anni dopo Atlanta.

Incredibile certo, ma forse non per Jury Chechi da Prato, “Il Signore degli Anelli”

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